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martedì 29 settembre 2009

I PARADOSSI DELLA VITA



Dover lavorare, è il modo più incolore per dipingere i propri giorni. Ma paradossalmente, un "lusso" che non molti possono permettersi

domenica 28 settembre 2008

DIVIDERS
CUORE DI DONNA
Realizzato da Sergio MONTIS

domenica 20 aprile 2008

FORTEZZE SENZA MURA

Eccomi nuovamente qui, un pò meno presente, ma ancora qui, con la consapevolezza che in quest'ultimo periodo, sia il tempo, sia l'umore non mi hanno dato una mano. E poi.... ci sono cose che nella vita di un uomo, ti impongono di fermarti a riflettere, allontanandoti un pò da tutto, anche dalle cose a cui sei particolarmente legato. Il discorso è, che ogni volta che mi trovo davanti a fatti che sfuggono alla mia analisi razionale, e che si scontrano con i miei schemi mentali, mi obbligano a riconsiderare le mie convinzioni, non poi così ferme come credevo. Ogni volta che questo succede, l'inquietudine si insinua dentro di me e quando non riesco a trovare una risposta soddisfacente alle mie domande, mi sento insicuro e insoddisfatto. Ed è per questo, che sento la necessità di aprire la mia mente ed il mio intelletto, verso altre riflessioni più stimolanti, alla ricerca di un cammino meno battuto, per cui meno conosciuto, siuramente più attraente, che mi faccia sentire vivo. Spesso sommersi dall quotidianità, e dalle abitudini, ci imbattiamo in condizionamenti sociali, amicizie, la stessa famiglia, e siamo il più delle volte restii a rompere con situazioni logore e di routine, che comunque continuiamo a frequentare, e difficilmente osiamo intraprendere azioni che diano un sostanziale cambiamento alla nostra vita. Così si finisce per ritrovarsi davanti ad una stasi intellettuale, mentale e spesso fisica, che ci impoverisce anche a livello particolare e personale.

Così mi trovo io, in questo momento, a combattere con la mia energia bioritmica altalenante, che scende e sale incessantemente, a dover fare i conti con i miei umori, che come solchi angolati, pieni di meandri, smuovono senza tregua la terra della mia coscenza. Ed intanto, devo ricorrere a tutte le risorse disponibili, affinchè non emerga alcun segno di malumore esterno, armato di santa pazienza e di grandi dosi di diplomazia, in modo che chi mi sta vicino, chi mi ama, non percepisca questo mio malessere. Ma anche tutto questo , spesso non è possibile e soprattutto non va bene, non aiuta, non è terapeutico. Allora serve forza interiore, coraggio, capacità e decisione nell'azionare le valvole di sfogo, buttare tutto fuori, palesare le proprie emozioni, parlarne con tanta serenità, così come sto facendo ora con voi. Certo sono attimi, momenti più o meno brevi, per fortuna, e ringraziando Iddio con scarsissima frequenza, e tutto sommato, forse servono ad aprire la sala degli specchi della mia anima, a farmi riflettere e a farmi capire che anch'io sono un comune mortale, magari con il suo spirito libero, con un carattere allegro e positivo, e con tanta gioia di vivere, ma pur sempre un comune mortale, una fortezza senza mura, davanti alle avversità della vita.

Freespiriman

martedì 25 marzo 2008

ED E' SUBITO SERA

Ognuno sta solo
sul cuor della terra,
traffitto da un raggio di sole
ed è subito sera


Eppure, al mondo, ci sono tantissimi fratelli meno fortunati di noi, che quel raggio di sole non lo hanno nemmeno mai visto........

Addossata ad un pilone di quella grigia sopraelevata, c'era una minuscola tenda da campeggio azzurra, ormai sbiadita e lercia, un misero riparo dalle intemperie nelle fredde notti d'inverno. Leggermente un pò più in la, in quel piccolo spazio sterrato, incollato ad un anonimo guard rail, si reggeva a malapena un traballante banchetto di vecchie tavole, tenute insieme da quattro chiodi arruginiti. Su di esso, povere cose, vecchie riviste qualche arancia, una bottiglia semivuota, un vecchio fornelletto a gas ed un pacco di biscotti. A fianco, per terra un cumulo di buste di plastica rigonfie, accuratamente chiuse, quasi a difendere gelosamente il loro misero contenuto.

A qualche metro da li, sulla strada, in prossimità del semaforo, c'era lui, il proprietario di tutta quella incommensurabile richezza, c'era lui, uno di quei tanti sfortunati fratelli, che non sono mai stati traffiti da quel raggio di sole. Due gambe traballanti, che a malapena, sostenevano il peso dell' esile corpo di un uomo trasandato , di un uomo consumato, di un uomo che forse non aveva più di quarant'anni. Due occhi cerchiati e quasi fuori dalle orbite, ti guardavano attraverso il finestrino della tua auto, quasi implorandoti a dargli qualcosa, ad aiutarlo, eppure non chiedeva mai esplicitamente nulla, piuttosto aspettava che qualcuno, mosso dalla compassione gli offrisse una piccola moneta o qualcosa da mangiare e con un piccolo gesto del capo ringraziava.

Tutte le volte che passavo, lui era sempre li, fedele a quel piccolo angolo di mondo tutto suo, a recitare l'ennesima rappresentazione della sua povera esistenza. Era da un pò di tempo che non passavo più, che non l'avevo più visto, e qualche giorno prima della Pasqua, con la macchina piena di ogni ben di Dio, mi sono ritrovato a passare, e mentre mi avvicinavo al semaforo, come al solito, mi era parso di intravederne , in lontananza la sagoma. Ma mi sbagliavo, al posto suo c'era un giovane senegalese, intento a vendere fazzolettini di carta agli automobilisti fermi al semaforo. Un breve sguardo attorno, e pochi attimi sono bastati a realizzare che non c'era più il banchetto traballante, e la piccola tenda azzurra era sparita, legato al freddo guard rail c'era un vaso con dentro dei fiori, alcuni bigliettini ed un orsacchiotto giallo, un pò più avanti un'altro piccolo mazzo di fiori ormai secchi, appeso ad un cartello stradale, ma di quel poveraccio nemmeno l'ombra. Non c'è voluto molto a capire.... forse il freddo, chi sà, forse qualche brutto male se lo è portato via, ora la sù, starà più vicino a quel raggio di sole e finalmente avrà il calore che su questa terra nessuno gli ha mai saputo regalare. Poi.... è scattato il verde e con le lacrime agli occhi, velocemente mi sono allontanato.

In qualche modo, anch'io avrei potuto aiutarlo, anche solo regalandole una piccola monetina o un sacchetto di arance o qualche pacco di biscotti, ma non l'ho mai fatto. Talvolta il nostro egoismo e la nostra indifferenza, fa di noi ,esseri senza cuore.

Peccato che ce ne accorgiamo, solamente, quando ormai è troppo tardi.

Freespiritman.

martedì 16 ottobre 2007

QUANDO LE DONNE TI CADONO AI PIEDI

....OVVERO LE DISAVVENTURE DI UN GIOVANE SEDUTTORE
Tempo fà, quando ancora ero sentimentalmente " a piede libero", tra le mie tante passioni, c'era anche quella di correre appresso alle gonnelle. Debbo confessare, di avere sempre avuto una certa predilezione per questo genere di cose, e tra le tante situazioni, più o meno curiose c he mi sono capitate, una in particolare merita di essere raccontata, così come l'ho vissuta.
Al matrimonio d i un mio amico durante l a cerimonia in chiesa, il mio sguardo vagante e annoiato, aveva miracolosamente incrociato quello di due enormi occhi verdi come smeraldi, incastonati nel viso abbronzato di una giovane e bella ragazza, forse anche lei , come me terribilmente annoiata. Ci siamo fissati per un attimo, e da quel momento in poi, è stato praticamente impossibile resistere alla tentazione di cercarci disperatamente con gli occhi.
Al ristorante, poi, il gioco si era fatto ancora più audace, intrigante, sfacciato, e i nostri sguardi complici, fugavano ormai ogni dubbio, avevo colpito ancora.
E poi.... la musica, e si, la musica assassina fece il resto.
Non aspettai oltre, la invitai a ballare, e lei, con un sorriso di quelli che ti sciolgono l'anina, mi tese la mano ed insieme raggiungemmo la pista.
Giusto il tempo di sussurrarci i nostri nomi, ed eravamo già persi in un tenero abbraccio. Con il viso affondato tra i suoi capelli, la tenevo stretta a me, in un totale abbandono. Ballammo così, non so per quanto tempo, scambiandoci solo qualche parola....... poi, lentamente, il ritmo del suo respiro si fece sempre più i ncalzante, affannoso, sentivo il suo seno premere con forza contro il mio petto, e le sue braccia cingere saldamente il mio collo. lei era letteralmente. avvinghiata a me, mia....mia prigioniera.
Non è difficile immaginare il mio orgoglio di maschio.... in preda as una travolgente tempesta ormonale, i l mio testosterone impazzito, come una dannatta metastasi, aveva raggiunto anche l'ultima delle mie cellule. ero totalmente perso.
Intanto, le sue unghie, come potenti lame affilate, avevano preso ad affondare ritmicamente nella mia carne. Ormai, i tempi erano maturi, l'avrei baciata in quel preciso istante........ma all'improvviso, sentii le sue mani allentare la presa, e con un debole lamento, la vidi scivolare insinuandosi tra le mie braccia e c adere letteralmente ai miei piedi.
Ora lei era lì, a terra, in preda ad un evidente tremore, ed io in piedi su di lei, inebetito, ancora incredulo per quanto appena successo.
Tutto si era fermato, la musica, le persone attorno, tutto era immobile, come il fermo immagine di un film..... per un attimo, il mondo si era fermato.
Poi le voci da lontano, e il fare concitato di una donna, che facendosi largo tra gli ospiti gridava, rassicurando tutti........non è niente, non è successo niente, è solamente una delle su piccole crisi di epilessia.
Ormai la mia tempesta ormonale, era solo un ricordo, ed il mio testosterone impazzito, aveva ripreso la via di casa.
Tutto ora era più chiaro, tutto aveva ormai un senso logico, il suo respiro affannoso, le sue unghie affondate nella mia carne, l'avvinghiarsi così fortemente a me, non era stato certamente il preludio di un folle orgasmo, ma ai mé il progressivo approssimarsi della sua piccola crisi epiletica. Ora capivo perchè era lì a terra, ai miei piedi, in preda alle convulsioni.
Con il senno di poi, mi domando, ma quando la ragazza stava iniziando a sentirsi male, io dov'ero? Mascherato da seduttore, pieno di orgoglio maschilista, non mi ero accorto di nulla ! Mi vergogno ancora!
La ragazza, fu poi portata via, e da quel momento non ho mai più saputo nulla di lei. Ne ricordo vagamente il nome, sussurrato con dolcezza una sola volta, ma non dimenticherò mai quegli enormi occhioni verdi come smeraldi, e quel gioco di sguardi intriganti che mi avevano regalato qualche momento di felicità.
Certo è,che ci eravamo piaciuti dal primo istante che i nostri sguardi si erano casualmente incrociati, ancora mi dispiace per lei, forse senza quello spiacevole episodio,..... chissà.

mercoledì 6 giugno 2007

UOMINI VIOLENTI?

foto da dal sito crimine.net

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Leggo, sconcertato, l'articolo di Paola Ciccioli, pubblicato sul settimanale "Panorama",

non ho davvero parole, ne un motivo di giustificazione, l'unica domanda che mi pongo è:

"Ma noi uomini siamo davvero cosi?

Forse se pur vergognosa, questa è la verità.

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VIOLENZA, SOSTANTIVO MASCHILE

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In Italia, nell'89,5 per cento dei casi l'omicida è un maschio che non sa mediare. Lo afferma uno studio indedito dell'Università di Siena.

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Quello intrafamiliare è un crimine maschile, mentre le vittime nella stragrande maggioranza dei casi sono donne. E' il pensiero di G.M.Traverso, docente di psicopatologia forense all'Università di Siena che, per Panorama, anticipa alcuni alcuni dati dell'ampio studio che sta conducendo sugli
omicidi nel nostro paese dal 1992 al 2004.

L'analisi riguarda un campione globale di 3.184 omicidi volontari, che hanno riguardato 3.750 vittime di cui 2.5544 maschi (67,8 per cento) e 1206 femmine (32,2 per cento),

Gli autori sono invece 2.858, con questa distinzione di genere: 89,5 per cento maschi, e 10,5 per cento femmine. Zoomando si vede che i delitti in famiglia rappresentano, secondo l'osservatorio dell'Università di Siena, il 19 percento del totale, con 805 autori ( di cui il 72,5 per cento uomini e 901 vittime ( in stragrande maggioranza , 61,5 donne).

I nostri dati, spiega Traverso, riflettono gli studi internazionali, sull'argomento. E, per quanto riguarda le motivazioni, secondo il docente, il maschio ha una tendenza a risolvere i conflitti in modo aggressivo anche in famiglia. Dove la prevaricazione del marito sulla moglie è, visti i numeri, palese. L'uxoricidio, infatti, costituisce il 33,8 per cento dei delitti intrafamiliari, seguono
il figlicidio (28.5), il parricidio-matricidio(16.3) , il fratricidio(4,2) e l'omicidio di altri familiari(17,2). I numeri risultano sostanzialmente stabili nel corso del tempo. A crescere, invece, è l'attenzione mediatica.

Queste morti, sono comunque troppe sottolinea Daniela Danna, docente di Sistemi sociali comparati all'Università di Milano e autrice del volune "Ginocidio.La violenza contro le donne nell'era globale", in uscita in questi giorni. Danna rispolvera il termine " ginocidio" che deriva dal lessico femminista degli anni Settanta, per indicare non solo gli assassinii di donne, ma anche tutta la violenza che si rivolge contro il femminile.

Nel volume, la sociologa confuta, definendolo assurdo, il dato citato anche di recento da molti in riferimento al Rapporto contro la violenza del Consiglio d'Europa del 2002, secondo cui nel Vecchio continente e ne mondo l'uccisione da partner a partner sarebbe la prima causa di morte per le donne da 16 a 44 anni.

Tutto da esplorare, invece, il fenomeno dei maltrattamenti, anche con esiti estremi, nei confronti degli anziani. Un ritardo desolante, secondo l'istituto Transcrime, se si confronta la sproporzione degli scritti stranieri in materia con quelli italiani.

*
Certo leggendo questo articolo, si rischia di perdersi nella giungla di cifre e percentuali, ma sono proprio queste che ci consentono di mettere a nudo la realtà fatta di violenza al maschile. La causa di tutto ciò, bisognerà cercarla negli assurdi ritmi di vita di oggi che ci fanno perdere il controllo di noi stessi? O è stato sempre così, perchè questa è la vera natura dell'uomo?..... Combattiamo sempre e comunque con tutte le forze, qualsiasi forma di violenza.





venerdì 20 aprile 2007

IL PREZZO DELLA PACE


Un autorevole dizionario della lingua italiana, definisce il concetto di "Pace":
Assenza di lotte e conflitti armati tra popoli e nazioni, ed anche periodo di
buon accordo internazionale.
e...aggiungo di mio: un valore di imprescindibile importanza, per la vita ed il futuro
degli uomini e dell'intera specie umana.
La verita' è che tanto si è fatto e ancora si sta facendo, ma se pur con grandissimo impegno sociale,
l'odio insito nel cuore degli uomini, prevarica ogni forma di ragione.
Troppi interessi in gioco, i continui conflitti razziali e di religione, il dilagarsi in maniera
sempre piu'devastante del terrorismo, le minacce nucleari, non fanno altro che alimentare
le prospettive di nuovi scenari altalenanti tra guerra e pace.
La coesistenza tra pace e guerra, possiamo trovarla, ampiamente descritta, nel testo che qui
di seguiro riporto, tratto da " De civitate Dei, XIX,12", dove il pensiero di Agostino, santo e filosofo,
è estrmamente realistico e attuale, e mette chiaramente in luce il meccanismo di interdipendenza tra pace e guerra.
Chiunque osservi assieme a me le realtà umane e la natura comune, riconosce che come
non vi è nessuno che non voglia godere, cosi' non vi è nessuno che non voglia possedere la pace. Addirittura, anche coloro che ricercano le guerr non vogliono altro che la vittoria, quindi desiderano fortemente raggiungere la gloria e la pace attraverso la guerra. Che cosa è infatti una vittoria se non la eliminazione di ogni resitenza? E proprio quando ciò sarà accaduto, si avrà la pace. Dunque è in vista della pace che si conducono le guerre, anche da parte di coloro che si impegnano ad esercitare le loro attitudini belliche nel comando e nel combattimento.
Risulta perciò che la pace è il fine che si desidera dalla guerra; ogni uomo infatti ricerca
la pace anche attraverso la guerra, mentre nessuno ricerca la guerra attraverso la pace. Anche coloro che vogliono turbare lo stato di pace, in cui si trovano, non odiano la pace, ma desiderano cambiarla a loro arbitrio. Non voglioni quindi che la pace non vi sia piu', ma che sia come essi vogliono. Da ultimo, anche qualora si separino dagli altri con una ribellione, non riescono a portare a compimento i loro disegni e mantengono una qualche apparenza di pace con
gli stessi congiurati e cospiratori.
Prendiamo gli stessi malfattori; per costituire un'insidia piu' forte e sicura alla pace degli altri, essi vogliono avere pace tra loro. E anche se uno di loro viene ad avere una forza cosi' schiacciante da fare a meno di complici, cosicchè non si affida piu' a nessun compagno, mettendosi a tendere agguati da solo, depredando quelli su cui riesce ad avere il sopravven-
to una volta catturati e uccisi, costui sicuramente mantiene una forma qualunque di pace
con coloro che non può uccidere ed ai quali vuole tenere nascosta la sua condotta: Inoltre egli si sforza di sembrare uomo di pace a casa sua, con la moglie e con i figli e con altri se vi sono; senza dubbio è soddisfatto quando obbediscono ad un suo cenno e s'indigna, reagisce e si vendica quando ciò non accade: Porta la pace nella sua casa, se è necessario anche con la forza poichè si accorge che essa non può esistere se tutte le cose non sono sottomesse nella
società domestica ad un principio che coincide con la sua persone. Se perciò a lui venisse offerta la sottomissione di molti, di una città o di una nazione, in modo che costui venga servito come voleva esserlo a casa propria, egli non si nasconderebbe piu' come un malfat-
tore, ma s'innalzerebbe davanti atutti come un re, anche se in lui rimarrebbero la stessa avidi-
tà e la stessa malizia.
Ognuno quindi desidera essere in pace con i suoi, volendo però che vivano secondo il suo arbitrio. Anche quando si muove la guerra a qualcuno, lo si vuole conquistare, se possibile, e una volta sottomesso imporgli le condizioni della propria pace.
(Agostino, La citta' di Dio, Rusconi Milano,1984, pagg.960-961)